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 In breve: sintesi della terza lezione del corso “Introduction to Philosophy” Dell’università di Edimburgo, su Coursera

Il terzo argomento proposto riguarda la filosofia politica. In particolare su un tema di grande interesse: l’obbligo di obbedire alla legge. Spero di aver reso bene i concetti perché la traduzione è stata un po’ difficoltosa anche per riferimenti a forme legislative diverse dalla nostra. (Un grazie a Elena per la consulenza giuridica).

 3 – Abbiamo l’obbligo di obbedire alla legge?

Gratitudine e beneficio

Se il problema dell’obbligo politico deve essere risolto, dobbiamo trovare i le motivazioni dell’obbligo di osservare la legge.
Uno dei motivi suggerito per l’obbligo politico è la gratitudine o il beneficio, menzionato da Socrate nel Critone in uno dei dialoghi platonici: “siamo obbligati ad obbedire allo stato per i grandi benefici che lo stato ci ha concesso”.
In primo luogo, i cittadini sono beneficiati dallo stato. La prima affermazione sembra certamente plausibile con la conseguenza che i cittadini in genere beneficiano degli stati sotto forma di beni e servizi.
In secondo luogo, poiché sono beneficiati dallo stato, hanno l’obbligo di obbedire alla legge per gratitudine. 
In questa seconda affermazione le cose sono un po’ meno chiare. Non è così automatico che, se lo stato ci avvantaggia,  siamo obbligati a obbedire.

Prima domanda: i benefici ottenuti generano sempre degli obblighi? É il beneficio capace di generare un obbligo?

Es: se ti lavo molto bene la macchina a tua insaputa, questo genera un obbligo verso di me? No, non hai l’obbligo di obbedirmi, forse puoi dire grazie, se vuoi. Stessa cosa se ti pago una cena, non hai nessun obbligo verso di me. Ti ho beneficiato, ma non hai nessun obbligo nei miei confronti.

Seconda domanda: il beneficio di qualcosa genera obblighi da parte tua di obbedire al benefattore? Falso! Non ho nessun obbligo nei confronti di qualcuno per il beneficio ricevuto.

Quindi, se abbiamo l’obbligo di obbedire alla legge, dobbiamo avere un motivo diverso dal semplice beneficio che ci offre lo stato.

Consenso

Consideriamo un secondo possibile motivo di obbligo politico, chiamato del consenso. Un suggerimento ci viene dato da Thomas Hobbes e John Locke, che è il consenso allo stato che genera l’obbligo di obbedire alla legge.  La chiamiamo  teoria del consenso dell’obbligo politico.
Questa teoria afferma che abbiamo l’obbligo di obbedire allo stato perché gli abbiamo acconsentito di averlo.
Il consenso, come motivazione dell’obbligo politico, è molto attraente perché pensiamo che il consenso sia  capace di generare obblighi estesi.

  • Se acconsenti di venirmi a prendere all’aeroporto, sei tenuto a farlo.
  • Quando acconsenti di partecipare a una ricerca medica incorri spesso in vari obblighi, come ad esempio, non mangiare o bere in determinati periodi.
  • Quando entri in un ordine religioso acconsenti di avere certi obblighi comportamentali.
  • Ecc.

Potrebbero esserci dei limiti al potere del consenso di generare obblighi, ma anche se ci sono, il consenso può essere un buon motivo di obbligo politico.
Perché dobbiamo allora dubitare della teoria del consenso?

Ci sono tre buone ragioni:

  1. Solo pochissime persone hanno dato il consenso a quello stato. Tra gli immigrati solo alcuni adulti hanno accettato di essere vincolati dalle leggi di quello stato. In tanti non si sono nemmeno posti il problema.
  2. Dove non c’è la possibilità di negare il consenso, non esiste un consenso effettivo. Applicato all’obbligo politico, temiamo non ci sia alcun modo di negare il consenso e, quindi, nessuna possibilità di consentirlo. Dopo tutto, cosa vorrebbe dire rifiutare il consenso a uno stato? Non si può mandare una lettera a uno stato dicendo di non acconsentire, quindi neanche di accconsentire.
  3. Ammettiamo che i cittadini possano accettare, rifiutare o revocare il consenso. In teoria si potrebbe sfuggire all’obbligo di rispettare la legge rifiutando o revocando il consenso.

Come risponde la teoria del consenso a questi problemi?

Nel primo caso con un consenso espresso o un consenso tacito, come?

  • Votare?
  • Usare i servizi?
  • Essere presenti sul territorio nazionale…?

Nel secondo caso, se non posso revocare il consenso, potrei astenendomi dalle azioni dette sopra. Ma, ad esempio nel terzo caso, se prendiamo le elezioni come condizione, non è facile chiedere di revocare il consenso se si è votato e, per chi non ha votato, non ha di fatto revocato il consenso. La stessa cosa vale per i servizi pubblici, difficile non usare le strade. Nemmeno rimanere all’interno dello stato, chi esce che fa? Revoca il consenso?

Ci sono una serie di problemi a considerare l’obbligo politico con il consenso.

Correttezza

Questo tipo di teoria tenta di motivare l’obbligo politico con la correttezza. Precisamente: i cittadini fanno parte di imprese che cooperano reciprocamente in modo corretto traendone vantaggi.  Poiché fanno parte di questo modello, tali imprese hanno l’obbligo di osservare le regole di tale modello.
Esempio: vivi in una casa dove ci sono altre sei persone e ciascuna lava i piatti un giorno stabilito della settimana. Oggi è Domenica e tocca a te, hai l’obbligo di farlo? Sì. Il motivo è che fai parte di un corretto sistema di collaborazione e, per assicurarlo, oggi lavi i piatti. 
La correttezza si applica solo a quei modelli di reciproco vantaggio. Non abbiamo l’obbligo di obbedire agli stati corrotti o ingiusti. Anche se alcuni stati possono beneficiarci.

Quindi quali sono i punti deboli nella teoria della correttezza? Quali motivi diamo per respingerla?

  1. Al modello cooperativo aderiamo volontariamente, come hai acconsentito di lavare i piatti di Domenica. Ma gli stati non chiedono questo. Non hai scelto di appartenere o meno a un certo stato e abbiamo dei forti limiti per revocare l’appartenenza.
  2. I modelli  cooperativi che generano obblighi sono forme a cui si deve partecipare attivamente una volta che si diventa membri, allo stato si appartiene per diritto di nascita.

Delle tre teorie viste, nessuna potrebbe essere respinta, ciascuna ha i propri pro ma, come si è visto, solleva molte obiezioni. Cosa succederebbe se invece nessuna delle tre teorie fosse corretta?

Cosa succede se il problema non può essere risolto?

Per verificare se abbiamo compreso il problema degli obblighi politici, è utile pensare alle conseguenze della sua irrisolvibilità. Se non può essere risolto allora  si ha l’anarchia filosofica.
Gli anarchici filosofici sono molto meno rivoluzionari degli anarchici politici. Gli anarchici politici di solito pensano che lo stato sia illegittimo e dovrebbe essere rovesciato. Al contrario, gli anarchici filosofici sostengono semplicemente che non abbiamo l’obbligo di obbedire alla legge. Secondo loro  avremmo ottime ragioni per rispettare la legge, come il costo sociale se non ci fosse l’obbligo di legge.
Gli anarchici filosofici sono divisi sulla questione dell’obbligo di obbedire alla legge in qualsiasi circostanza. Questo ci porta alla domanda su come sono gli stati, sulla loro natura che determina se dobbiamo obbedire alla legge. Come deve essere questo stato? Perché e quando è legittimo?

Altri argomenti

Introduzione alla filosofia -1- Moralità

Introduzione alla filosofia – 2- Conoscenza

Introduzione alla filosofia – 4- Dovresti credere a ciò che senti?